Sto cadendo

Sto cadendo

dall’eccelso spazio intenso, trascinandomi le stelle

contro cui mi sbatto

e scivolando

tra la polvere spettrale

che abita l’universo.

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Lettera d’amore

Resta accanto a me. Non andar via! Non pentirti del restare fieramente accanto a me. Mai nessun pensiero che del tuo viso abita la mia mente, mai altro sangue desidero scorra nelle vene che quello infatuato di te. Non vedo nella vita altro compagno che mi accolga nel suo cuore. Sei un piccolo fiore dalla corona spassionata ed io, colmo nel mio cuore del tuo nome, del tuo odore, del tuo sapore, voglio coglierti per sempre dal giardino stemperato della vita che non rende giusta la tua gran bellezza. Stringiti, stringiti a me nell’ebrezza dell’ardore e dell’amore. Così che un giorno troveremo insieme la realtà nascosta entro cui il nostro amore possa giungere e riposare lietamente, senza più distanze e debolezze. Non mancherai tu a me, non mancherò io a te! Stringiti e possiedimi, senza mai finire d’esistere dentro me, nella nostra eternità.

Ti amo e ti proteggerò, così da vegliare sempre sopra te e me. 

Scudo con testa di Medusa

“C’è un tale Michelangelo da Caravaggio che a Roma fa cose notevoli” dicevano le voci di van Mander sul “pittore delle cose vive”. Non fu Caravaggio un uomo modesto e silenzioso e non v’era altro gran maestro che lui stesso lodasse tanto quanto se stesso. Di certo seppe scegliere sempre i suoi soggetti con rigore e determinata passione, e dal bello traeva ciò che ancora appare più bello agli occhi dell’osservatore comune.
Nell’operare della sua arte v’è racchiusa la costrizione del destino umano, l’impotenza inesorabile dell’uomo, i segreti intrighi della vita e della morte, lo sguardo impenitente dei serpenti delittuosi contro Dio. Tutto si riflette nello scudo terso entro cui si svolge l’immagine terrificante della testa di Medusa, tronca da Perseo figlio di Zeus e di Danae.
La Medusa è simbolo di conoscenza e saggezza da cui scaturisce la prudenza, ed il mito della donna serpentina fu amato grandemente dai fiorentini medici, tanto che si fecero costruire da Cellini una scultura in bronzo di Perseo con la testa della creatura mitologica. Ma dell’eroe nel Caravaggio non ve l’ombra, forse perché è possibile che il suo lavoro rappresenti la preziosa Egida di Atena, sua nemica e rivale amorosa.
Sta di fatto che l’Artista fu “eccellentissimo nel colorire” e che “è stato così diligente, ed ingegnoso imitatore della natura, che dove gli altri pittori sogliono promettere esso ha fatto”.

“Scudo con testa di Medusa”, Michelangelo Merisi (Caravaggio), 1597 (60×55), conservato a Firenze alla Galleria degli Uffizi.

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Cat in a Hat

Renè Magritte disse che “la poesia non ha nulla a che fare con la versificazione, consiste in ciò che si trova nel mondo, al di qua di quanto ci è permesso di osservare”, e questo è un suo dipinto in cui c’è un gatto, anche se Magritte non dipingeva, ma solo utilizzava “oggetti che hanno l’apparenza di quadri, perché il caso ha fatto sì che questa forma espressiva convenisse meglio” ai suoi sensi.
E a me piacciono i gatti; a me piace anche il cielo. Mentre il cappello è tutto ornamento. Come la vita! “Non è mia intenzione creare qualcosa di comprensibile”.

“Cat in a Hat”, René Magritte, 1920’s, Apparently not a Magritte.

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Le tre età della Donna

È la madre ed è una donna. Colta e impressa con pittura dall’artista Gustave Klimt, di cui Altenberg, parlando dei soggetti più dipinti, appunto donne, disse che “sono tutte creature che si sottraggono alla pesantezza terrestre, quale che sia la loro posizione nella vita reale del giorno e dell’ora”. Klimt fu estremamente attratto da ogni forma seduttiva della donna, ma di rado disse che veramente ritraesse il viso o il corpo delle sue donne, piuttosto le considerava dei paesaggi e delle forme figurative. Dunque queste donne, queste madri, trasmutavano, variavano, trasfiguravano dentro una metamorfosi concettuale.

Qua nel dipinto, tanto antropologico ed insolito, vi si trova la creatura femminina in ogni forma. E ciò che più adoro è che da questo particolare ne risulta che la donna è madre di se stessa!

“Le tre età della donna”, Gustave Klimt, 1905 (l’originale 180×180), conservato a Roma alla Galleria Nazionale d’arte Moderna.

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Unum

Me ne stavo solo e distante dalla gente, abbarbicato nelle scale in condominio, senza dire una parola a quei passanti che scostavano il mio corpo, che cercavano il passaggio nella strada che abitavo. Urlava tutta intorno quella via già rumorosa, nel lutto del mio viso che proprio non vedeva niente. Poi s’immise l’uragano delle gambe lunghe e snelle di una donna gentilizia, che spingeva la mia giacca contro l’angolo, scocciata e incriminata d’adulterio, quando vidi la sua mano stretta a un uomo che pareva un altro uomo ma non proprio suo marito. Dunque scivolai sullo scalino un po’ più in basso e ancor più in basso quando le mie gambe vacillanti si ripresero, poi si alzarono inclinandosi e trottando. Continuando quella strada mai in discesa mi rivolsi tutto a un tratto ad un portone vecchio e logoro che spinsi senza sosta sulla strada. Ed un lampo… poi la notte! Solo notte ferma nel biancore della Luna, tempestiva nel fissarsi sull’asfalto lurido e distrutto. Poi mi volsi e mi rivolsi, volteggiando nel cinereo funerale della morte che non colse la mia anima, disposta contro il tempo a vagheggiare l’infinito senza mai più ritornare.