Ed io come un matto

Sbigottiti gli occhi più non discernevano i termini e le proprietà ma s’illusero d’abitare una mobile visione priva di misure, in cui tutta la realtà si completava nella vita lucente e liquida, sospesa in una volta celeste galleggiante, dove una donna passò agilmente con il volto luttuoso, nobile e statuaria, luminosa lungo il seno di una pietra rossa silenziosa. Ed io come un matto nuovamente bevvi dal suo seno, dissipando la mia fame, a lungo ancorata sul mio corpo scarno e indebolito; mi distesi nel suo livido occhio di pianto poi d’un tratto la pioggia cadde.

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