Nel treno

Non riuscivo più a chiuder occhio: il corpo intero mi formicolava! spine e rose mi crescevano sul corpo, nella notte germogliavano i bocciòli ardenti fuori dalla mia pelle, colto immensamente da un mal d’amore intenso. Ed il suo corpo indebolito mi faceva una gran pena. Però la sua mente in sogno s’innalzava ben oltre il suo dolore, glielo si leggeva in viso, nel suo frivolo sorriso scrollato dalla noia; aveva dimenticato le sue pene, slanciato verso terre serene e luminose; quanto mi piaceva vederne scintillare la sua pelle, del corpo suo fiammante nella notte. E la notte tutta quanta s’irradiava con torpore in una melodia meravigliosa. Dal vetro mi pareva che le stelle ri-splendessero come Soli, che i rami e tutti gli alberi sostenessero il passaggio ineducato in mezzo al gelo del treno equivoco. 

Neanche la Passione

Ci fu un cambiamento repentino, così orribile. Divenne di color funereo, appassivano i suoi occhi, e le labbra gli diventavano livide. Si voltò, diritto, passandosi la mano bagnata sulla fronte bruciante; esploso in un respiro ansante: pareva che nel sangue gli si fosse insinuato un tossico dolore.
La sua carne sfiorì in un solo istante, le dovizie del suo corpo decadevano. Lo accompagnai di fuori, mi avvolsi sul suo corpo, come un velo. La sua debolezza lo colse d’improvviso, la stanchezza l’assalì d’un tratto, svigorito dalla corsa, dai suoi ormoni troppo attivi in mezzo al freddo, e neanche la passione riuscì più a scaldarlo.