“… quando infine pioverai?”

Come il cigno di Baudelaire, ridicolo e grandioso, intaccato dal suo desiderio rigoroso, che cerca con furore la sua acqua dei natali nell’attesa del suo Dio, suo creatore più clemente, prese a smuovere la sabbia troppo tiepida per l’ora, troppo morbida al passaggio, rivolgendo gli occhi a me, spalancando le sue ali piene e impresse dalla polvere salmastra che più avanti si bagnava nel chiarore delle stelle. La sua forma, la sua testa e il suo calore, tutto il busto che vedevo, mi sembravano un paesaggio dai colori più sgargianti, nei suoi abiti setosi, nella sua pelle misteriosa che come un Sole laceravano il mio corpo e le mie labbra sopraffatte dal languore; nei suoi occhi il bel tramonto, e dal suo naso s’estendeva un certo filtro d’ambrosia; e la sua bocca risorgeva in mezzo al nero della sera come un calice brillante da cui bere l’eternità.

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