Fiori intatti

Per l’ultima volta scrivo di te.
Ultima volta che intingo le dita sul ventre tuo, tenero e demonio.
Ultima volta che a parlarti ci perdo la voce e il vibrato dissolve nel vuoto.
Che, codardo col mio amore, me ne strappi vene e nervi, dondolando nel tuo dubbio.
E di usarmi tu hai finito, ma di usarmi morirai.
Ma tu cambia il cuore, resta vivo e sputa il tuo veleno nero che ha sempre un buon sapore, che sempre sa di libertà; tu denuda le tue labbra, che proprio quel sapore ti fa male.

Porta le tue oscene mani su di me, concediti il respiro degli odori dei miei fiori, inermi sin d’allora, nascosti troppo tempo in mezzo al buio, disseccati, sempre e a lungo fiori intatti come solo tu hai voluto.
Portami il colore che mi manca e non essere banale, e non essere immorale senza me.
Per una volta, nasci dentro me, marcisci dentro me, con niente tra noi due, di troppo.
Entra, dentro, solo dentro, in fondo, per scoprire la tua volontà, se hai ancora razionalità.
Cerca nella pelle, poi decidi e non guardarmi.
Può piacermi ancora il tuo calore, eppure contro te si muore.
Ma ormai non sai di niente!

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