Caro Nicolò (quarta lettera)

02/06

Questa mattina giunsi con la fretta nella spiaggia desolata. Da lontano risaltava il faro eretto a sfidare il mare, così brillante che sembrava gridarmi in fronte nel mattino silenzioso. Aspettavo ritornasse dal suo viaggio di lavoro.
Per l’occasione sono stata molto attenta nel vestirmi e nel truccarmi: i
ndossavo quel mio viso come un comodo tailleur in pizzo bianco cucito ad impronta sul mio corpo, per adattarsi alle poche ciocche bionde che mi coprono la fronte. Sulle spalle portavo una debole mantella di cachemire, intarsiata da giovani tinte di chiffon che coprivano la parte superiore di quel mio abito leggero del tessuto gentile e garbato che mi hai spedito la scorsa settimana. È proprio del colore del sale ed i bottoni luminosi sul seno mi circondano di balze corte e morbide che mi avvolgono sul bacino, fino a svolazzare sulle mie ginocchia ossute. Oh, Nicolò, avresti dovuto vedermi.
Cammina
vo un poco sulla spiaggia ammutolita, animata solo dal fragore delle onde che si infrangevano agli scogli. Il mare pareva un quadro ad olio disteso all’orizzonte; il cielo era già estivo e il Sole folgorava mutando le ombre; era tutto un chiaro e cristallino azzurro che l’acqua rifletteva ingrigendolo solo un poco. Sotto i piedi la sabbia era tiepida, ma umida! E la brezza mi toccava sotto i fianchi, bisbigliando tenere soffiate di malinconia. Mi sentivo leggera e in quiete.
Avevo tanta voglia di lasciarmi rotolare nel pendio fino al mare, finché non mi fossi fermata a corpo morto sulle onde. Invece me ne stetti in piedi per un poco, poi scivolai sulla sabbia, accavallai le gambe l’una sull’altra, incrociandole in una complessa posizione. Espirai lentamente rilassando per bene i muscoli della schiena così che si sciolsero completamente. Riaperti gli occhi presi a guardarmi attorno; a poco a poco i miei pensieri presero a svincolare dal frangente ed iniziarono ad ondeggiare, fluidificandosi nell’aria, sfolgorando di fronte al Sole. Mi distesi sulla schiena, godendomi il calore che mi scaldava il viso.
L’incuria del Sole non fece che scaldarmi tutto il tempo; son rimasta un po’ arrossata sulle spalle! però prima d’andare via decisi di gettarmi in mezzo all’acqua, facendomi coraggio.
Ma non preoccuparti Nicolò, non sono stata incauta; ho immerso prima i piedi e li dondolavo picchiettando il fondo. M’inoltrai nel cauto ondeggiare e mi feci sfuggire anche qualche gemito subendo quello poche applicazioni preliminari d’acqua fresca per abituare i fianchi.
Menomale che nessuno stava nei dintorni!
Con coraggio ho immerso anche le spalle, bagnando un po’ i capelli che ancora adesso mentre scrivo sono arricciati e sanno di sale.
Ho intenzione di farmi insegnare a nuotare; il mare mi ricorda il suo odore e i suoi silenzi,
e quando lui parte la spiaggia mi fa sempre compagnia. E che spettacolo vedere quelle vele che s’avvicinano veloci al porto.
Ormai adoro anche aspettarlo ritornare.


Nicolò, questa notte ho indugiato tanto nello scriverti, per quanto ancora ero presa dall’emozione, che s’è fatto così tardi e la candela si è spenta; ma volevo ancora raccontarti del suo arrivo! Ancora la gioia m’infiamma al solo ricordo.
Mi raggiunse sulla spiaggia congedando i suoi compagni, così gli confessai il desiderio che mi aveva preso di imparare a nuotare! Mi tirò via con sé spingendosi in acqua.
Fu un tuffo tanto brusco e inaspettato che mi fece rabbrividire tutta, così gli cinsi i fianchi, cavalcando quell’ondeggiare fluido dell’acqua sul suo corpo. Accompagnai osso per osso le mie dita sul suo costato mentre lui percorreva un movimento ascendente mirato a raggiungere il retro del mio collo.
In un attimo mi fece ondeggiare, lì sull’acqua, come che il mio fosse un corpo senza vita.
Fu così straordinario! Alla fine io adagiai le mie mani alle sue spalle, liberando tutta la tensione e lasciandomi trascinare dalla leggera pulsione naturale che s’apprestava ad affrettarmi il cuore e faceva fremere il mio corpo nudo.
Oh Nicolò, io rabbrividii sentendo le sue lunghe dita accarezzarmi la pelle, e di riflesso strinsi quel suo segreto avambraccio che cauto mi scivolò dalla presa spingendosi su di me ed il mio corpo. Le sue mani strisciarono con un grande bisogno d’amore, senza parole, silenziose, e viaggiarono sul mio seno umido, disegnando la forma della passione.
Oh, quella notte lui mi convinse in perversione, invase le mie forme, ne sconvolse gli equilibri, irrigandomi i pensieri di nuvole e fluidi incessanti. S’intromise tanto da rendere complesso il riconoscere ciascuno il proprio odore. Divorò il mio ventre, scivolò sul mio sudore, nutrendosi di ogni mio ormone liberato nella tenera notte.
Oh, Nicolò, vissi più felice che la regina d’Inghilterra.

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