Caro Nicolò (prima e seconda lettera)

02/05

Caro Nicolò,
Sono giunta questa mattina nella casa di nostra cugina. Le isole di nostra proprietà sono tutte bellissime. Vi crescono i fiori e la terra è morbida!
La brezza è leggera ed il mare setoso; il piccolo porto ci lascia in mezzo alla natura, su una
stuoia leggera e terrosa ricoperta da un velo di sabbia quasi bianca e molto morbida. Abbiamo attraversato una distesa boscosa di alberi alti che si stagliano rigogliosi e di cui amo il frusciare. Nel cammino ho riconosciuto un paio di querce e una serie di castagni che s’inseriscono più in profondo nelle straducce abitate da salici e pioppi che tirando ancora più avanti fanno spazio alle pinacee che incupiscono un poco il cammino.
Tra quei sentieri indefiniti di tanto in tanto trapelavano rumori, forse tracce d’animali messi in fuga, lamenti e versi in lontananza, ma non spaventosi. E all’arrivo le api sciamavano nei tronchi degli abeti più giovani, trapiantati a ridosso delle mura e dei nostri cancelli. Quelle immense piante fanno da schermo a quella vita affaccendata tra le foglie rinsecchite, i cespugli in fioritura e le vene d’acqua cristallina.
Non ne ho ancora esperienza, ma dicono che di fuori, al lato opposto alla riva a cui sono approdata, si allarghino campi e frutteti di maestà imperiale. Che beltà! e che ricchezza vige in questi terreni! Gli anni di studio mi saranno tanto cari su
queste sponde serene.
La mia stanza è piena dell’intenso odore di peonie. Quando il vento s’infiltra, penetra anche il buon profumo di aquilegia e dei germogli di fiordaliso che si arrampicano lungo queste travi d’acacia. Lungo le pareti alcuni mobili di legno decorano e riempiono l’ambiente; smalti, vetri, ceramiche preziose, vividi argenti e vasi colorati abbelliscono ed illuminano le angoliere lavorate. Ho messo le tele di fianco alla porta, su un mobile castano. E da qua dove sono distesa, appena adagiata sopra i cuscini in seta, scorgo di riflesso, attraverso queste tende ricamate, i frutti di un ciliegio che si alza a toccare il ventre delle stelle e che regge il grande cielo che sovrasta il giardino.
Nicolò, ora la notte s’appresta, la luce fredda della Luna già s’inoltra chiara come acqua; la natura dondola di un vibrato contagioso che pare si proietti e comunichi con tutte le cose.
Adesso ti saluto, caro fratello, rispondimi al più presto.

09/05

Ieri, nel mattino, dipingevo le onde che schiumavano la riva. Gli scogli salini e biancastri si confondevano con la sabbia che veniva bagnata dal mare sfumato di un certo turchino; il chiaro azzurro faceva cantare la mia tela morbida.
Di propria natura, qua il mare indossa sempre abiti cangianti e luminosi, gli azzurri più belli:
ceruleo nel mattino ed uno splendido cobalto nella sera. Qualche notte si tinge invece d’oltremare, come quegli splendidi ornamenti in lazurite o i lapislazzuli di nostra madre.
Bensì ieri ho ammirato quel colore che mi ha colpito sin dal primo sguardo. Un Tiffany di formidabile nuance, sfumature calme e delicate come un abito di Satin cerimoniale.
Ti descrivo quest’immagine, eppure non saprei nemmeno sino a che punto sia riuscita a difenderne il riflesso nel dipinto; e mi accorsi, dipingendo, della forza di quel mare e della luce che esso emana… di riflesso, certamente, ma senz’altro dovevo cercare d’improntarla sulla tela, ricordarne la bellezza.
Avrai il mio lavoro, Nicolò, ti arriverà con questa lettera. Ti prego di metterlo in vista nel salone degli ospiti, voglio che tutti partecipino nel godere questo mare.

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