Non sapevo quanto mi sarebbe mancato

Lui sapeva concedere le stelle al cielo.
Accendeva le fiaccole dei cammini stretti, entrava nella vita con la luce addosso, la sfoggiava come perle.
D’innocenza derubava con la tazza di un sorriso, disturbava gli occhi senza dire una parola.
Come docile Sirena, tessitore del mio orgoglio, del dolore che porto dietro, sempre sulla tasca destra della maglia, in agguato dove batte ogni mia parola.
Tormento e grazia, forma materiale di poesia, cura estesa delle noie.
Danza e musica, Sole incauto che  brucia le atmosfere, che cammina sulla pelle.
Dissapore del destino, catena esasperante dell’amore, eterna conoscenza del futuro.
Divino sonno tra le mani, incanto certo della bocca, calore intenso tra le gambe.
Come pioggia sulla schiena che attraversa la mia pelle mentre scopro l’universo.
Il mio indirizzo intimo, la casa delle passioni, rotta in mutamento che sorprende tempo e spazio; costellazione deleteria che mi assorbe senza indugi, fulcro intenzionale di gravità e sensazioni, grandezza immensa come il cielo.
Ed io, stagionale migrazione delle nubi, non sapevo quanto mi sarebbe mancato.
Se chiudo gli occhi vedo il buio e la sua faccia, qui davanti a me, nell’immagine infinita del ritrovarsi ancora accanto.
E magari piove! accarezzando il mare, sui leoni e le radici delle piante, sui ricordi devastanti e le ansie più sbagliate, sulle sabbie silenziose, sopra Roma e la tempesta, sul tormento e l’incoscienza passionale dell’essenza.
E magari piove, e tutto mi accende con chiarezza
ed elettrico splendore di un mondo illuminato.

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2 pensieri su “Non sapevo quanto mi sarebbe mancato

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