Monet

​La quiete era feconda, l’aria docile, il silenzio smosso solo dal frusciare del vento tra le foglie di magnolia.

Mossi gli occhi verso fuori, appena adagiato sopra i cuscini in seta, e scorgevo di riflesso i frutti di un ciliegio che s’azzardava a grattare il ventre delle stelle. Negli anfratti un po’ più scuri, fra le rose selvatiche che crescevano e coprivano le piccole distese d’erba fresca, talvolta spuntavano esili ortensie blu! e in fondo, trapiantati sul ciglio della boscaglia di pini dotati, a un passo dalle recinzioni i piccoli abeti si stagliavano contro il cielo. 

Immense piante facevano da schermo alla vita affaccendata tra tutte quelle foglie rinsecchite, i cespugli in fioritura, le vene d’acqua cristallina. E poi, oltre le tante pietre tinte d’umido disseminate per la strada, c’era un tappeto verde d’erba, vento fresco e la luce della Luna. Rami e frutti di stagione, bacche rosseggianti che dondolavano serene, foglie di castagno calpestate a volte con clemenza, ed altre con furore, dai nostri piedi riguardosi di distanze e di sporgenze. Guardavo mille polveri librare in mezzo al vuoto, sposarsi con gli incanti dei dolci fiori in primavera, sbocciando sopra i rami tanto fragili da rendermi difficile pensare fossero in grado a sopportare il peso di tanta bellezza. 

Ancora più in là, una serie di castagni che s’inserivano in profondo nelle straducce abitate da salici e pioppi che tirando ancora più avanti facevano spazio ad altre pinacee che incupivano un poco il cammino, d’un tratto s’arrestavano incrociando una piccola distesa terrosa che si asseriva senza alberi, ricoperta d’uno stretto velo di sabbia quasi bianca, morbida al tatto; una stuoia accarezzata dalle onde di un laghetto naturale circondato da piccoli scogli tra le docili piante.

  Tra quei sentieri indefiniti di tanto in tanto trapelavano rumori, forse tracce d’animali messi in fuga, lamenti e versi in lontananza, ma non spaventosi. 

E all’arrivo le api sciamavano nei tronchi degli abeti più giovani, trapiantati a ridosso delle mura e dei nostri cancelli. E c’era tanto ancora da adorare tra quegli splendidi orizzonti, in quella sera dai bei colori, giusti giusti da improntare sopra un quadro con le mani di Monet.

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2 pensieri su “Monet

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