Nel treno

Non riuscivo più a chiuder occhio: il corpo intero mi formicolava! spine e rose mi crescevano sul corpo, nella notte germogliavano i bocciòli ardenti fuori dalla mia pelle, colto immensamente da un mal d’amore intenso. Ed il suo corpo indebolito mi faceva una gran pena. Però la sua mente in sogno s’innalzava ben oltre il suo dolore, glielo si leggeva in viso, nel suo frivolo sorriso scrollato dalla noia; aveva dimenticato le sue pene, slanciato verso terre serene e luminose; quanto mi piaceva vederne scintillare la sua pelle, del corpo suo fiammante nella notte. E la notte tutta quanta s’irradiava con torpore in una melodia meravigliosa. Dal vetro mi pareva che le stelle ri-splendessero come Soli, che i rami e tutti gli alberi sostenessero il passaggio ineducato in mezzo al gelo del treno equivoco.